“La banda degli invisibili” di Fabio Bartolomei – Edizioni E/O, 2012

“La banda degli invisibili” di Fabio Bartolomei

Edizioni E/O, 2012

 

“Ho visto il servizio alla tv sull’ultima barzelletta del premier. Gli astanti erano così ansiosi di compiacerlo che hanno riso per ben due volte fuori tempo, prima che la storiella fosse conclusa. È una strana forma di solitudine quella di quest’uomo, tante persone plaudenti intorno e neanche una che possa considerare davvero un amico, che abbia il coraggio di mettergli una mano sulla spalla e dirgli: <<Silvio, questa faceva proprio pena>>.”

Angelo, ex partigiano, a 86 anni passa le sue giornate con gli amici tra partite di scopa e azioni di disturbo alle auto blu sulla corsia preferenziale. Si barcamena cercando di arrivare a fine mese con la sua pensione minima. Pensione che spesso lo costringe a rinunciare a molte delle cose che desidererebbe fare.

A questo si aggiungono i soprusi di cui si sente vittima e la sensazione di essere inutile alla società. Perché, si chiede, una persona che ha lottato per la sua patria ed ha condotto una vita onesta deve sentirsi un rifiuto sociale?

Ed è qui che scatta la missione. Quella di rapire il presidente del consiglio per denunciare tutto ciò di cui gli anziani oggigiorno sono vittime e costringerlo a porgere a tutti le sue scuse.

Tra lo studio di azioni militari ed allenamenti fisici quotidiani tutti da ridere il piano verrà attuato con conseguenze piuttosto esilaranti.

 

Diciamocelo, questo libro è troppo divertente. Seguire quattro ottantenni alle prese con un progetto così ambizioso come il rapimento di una delle più alte cariche politiche è risultato spassosissimo.

Nonostante ciò la storia lascia decisamente l’amaro in bocca. Ne esce un ritratto della nostra società piuttosto triste. Anziani che si sentono un peso, spesse volte abbandonati da figli e nipoti, votati al lavoro in corso perché “ogni tanto un operaio mi sorrideva e qualcuno dentro la buca si rivolgeva a me”.

Non che ai giovani vada meglio, costretti ad espatriare per trovare un lavoro. Questo tocca al nipote di Filippo, l’unico parente che in questo romanzo si interessa ai nostri vecchietti.

Resta solo una speranza: che la solidarietà che si coglie in molte pagine resti uno dei valori di questa Italia che scricchiola.

Ve lo consiglio davvero.

Silvia

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