“Britt-Marie è stata qui” di Fredrik Backman – Mondadori, 2017-11-11

Fredrik Backman“Di paesi su una strada, di ratti e di gente che tiene il cappellino al chiuso. Di primi appuntamenti di ragazzini e maglie sulle pareti di una pizzeria. Tutto esce incontrollato. Di Faxin e tendine di bambù, di bottiglie di birra nel cellofan e mobili dell’Ikea. Di pistole e inserti con i cruciverba. Di poliziotti e imprenditori. Dell’idiota alla luce dei fari di un camion. Di portiere blu e vecchie partite di calcio. Di tulipani viola e whisky e sigarette e madri perse. Di influenza. Di lattine. Di 1-0 contro la squadra della città. Di una ragazzina che para un tiro di faccia. Dello spazio.”

Ecco di cosa parla questo libro, e non è tutto!

Britt-Marie ha 63 anni e ha lasciato il marito dopo aver scoperto che lui le era infedele.

Sola per la prima volta dopo anni di matrimonio, senza aver mai lavorato perché i figli (tra l’altro i figli di lui) e la casa le hanno occupato tutto il tempo per cui è durata la relazione, deve trovare un’occupazione per sopravvivere.

Dopo aver assillato la ragazza dell’ufficio per l’impiego, viene mandata a Borg ad occuparsi del centro ricreativo. Con un contratto a tempo decisamente determinato: tre settimane.

Borg è un paese quasi abbandonato, tutte le attività vanno  man mano chiudendo e le attività sociali si svolgono intorno alla pizzeria, che funge anche da supermercato e ufficio postale.

I pochi abitanti rimasti trascorrono qui  i giorni tra partite di carte  e partite di calcio nell’antistante parcheggio.

La burbera e rigida Britt-Marie sconvolgerà gli equilibri della comunità, riuscendo nonostante il caratteraccio a farsi amare da tutti e diventerà addirittura l’allenatrice della squadra di calcio locale.

In tre settimane riuscirà a fare un numero di esperienze maggiori a quelle mai fatte nel resto della sua vita.

Ed è così che comincerà ad interrogarsi relativamente alla sua vita all’ombra del marito. Che sia stato saggio piegarsi sempre alle sue volontà? Passare l’intera esistenza a cercare di compiacerlo?

O forse poteva pensare di più alla sua felicità? All’appassionarsi  a qualcosa che fosse veramente suo?

E’ quando un evento tragico sconvolgerà la comunità di Borg che Britt-Marie deciderà di prendere per mano la sua vita e combattere.

Per conoscere la storia di Britt-Marie dall’inizio vi consiglio di leggere prima di questo romanzo “Mia nonna saluta e chiede scusa”, dello stesso autore. Tuttavia, la storia si svolge senza alcun collegamento al precedente libo, perciò non è necessario.

Il romanzo parte lento e, in tutta sincerità, risulta un filo ripetitivo. Andando avanti con le pagine però la storia prende il ritmo giusto e ne esce una lettura piacevole.

Mi piace molto la scrittura di Backman (che nasce come blogger), divertente e non eccessivamente impegnativa.

I temi trattati sono comunque importanti. L’importanza della comunità nella formazione delle persone, la violenza (fisica, ma anche psicologica) che purtroppo si nasconde dentro alle mura domestiche, il valore che ha l’amicizia e, ultimo ma non ultimo, l’importanza di amare se stessi.

Di prendersi il giusto tempo per sé, di coltivare le proprie passioni, di non sottomettersi completamente ai desideri e alle scelte altrui. Perché la vita è imprevedibile e non si sa mai cosa ci riserverà il futuro. E gli attimi di felicità sono così rari che è giusto goderne a pieno.

“ La passione è infantile. Banale e ingenua. Non si impara, è istintiva. Ci sommerge. Ci ribalta. Ci spazza via. Tutte le altre emozioni appartengono alla terra, ma la passione vive nello spazio. Per questo la passione merita di essere vissuta, non per quello che ci dà ma per quello che ci costringe a rischiare. La nostra dignità. L’incomprensione degli altri che scuotono la testa con sufficienza.”

Non diventerà mai un capolavoro della letteratura, ma si legge con piacere.

Alla prossima recensione!

Silvia

 

 

 

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